La dipendenza da alcol e l’abuso di alcol sono condizioni cliniche caratterizzate da specifiche strutture di pensiero e da determinati aspetti comportamentali legati all’utilizzo della sostanza alcolica. L’appetibilità delle bevande alcoliche ha prevalso sulle altre per l’effetto tonico ed euforizzante, per il momentaneo sollievo che danno all’angoscia e per il senso di solidarietà fra gli individui che il “bere insieme” da sempre ha significato. Non è da sottovalutare l’importanza della dimensione socio-culturale, biologica, genetica e psicologica che spinge costantemente l’individuo verso l’uso e il successivo abuso di questa sostanza. Tra le motivazioni psicologiche sono da considerare incentivi che facilitano l’alcolismo gli stati di tensione, le difficoltà nelle relazioni umane, i sentimenti di insicurezza, l’incapacità di affermazione personale e il bisogno di gratificazione. Il desiderio irrefrenabile che spinge il paziente con una dipendenza da alcol ad assumere tale sostanza, i cui effetti sono già stati sperimentati in passato, prende il nome di craving. Durante il seminario si cercherà di fornire un quadro delle differenti tipologie di craving nel paziente alcolista e delle manifestazioni psicopatologiche correlate, verranno illustrati i trattamenti più efficaci per prevenire e contrastare la diffusione di tale fenomeno.
Dr.ssa Rita Fiorentino
Il seminario si terrà venerdì 16-10-2015, ore 15.00-18.00, presso la sede dell’I.R.E.P., Via Piave, 7 Roma.
Quando una creazione della tecnologia compare a mutare le azioni e le relazioni degli individui, non si può prevedere il reale impatto che avrà sulla nostra vita. Con l’apparizione e diffusione di massa dei media per comunicare e scambiare informazioni sono mutati gli spazi ed i tempi delle relazioni ed interazioni. A venti anni di distanza dal boom dei telefonini ed a quindici anni dall’apparizione di internet possiamo valutare le nuove tecnologie in base a pregi e variazioni della vita quotidiana, ma anche a quelle forme di eccesso e perdita di senso che sono manifestate dall’ingresso delle patologie da nuove dipendenze all’interno delle categorie psichiatriche e cliniche. In questo cambiamento come si pone il nostro corpo, il fluire delle emozioni e pensieri, la nostra stabilità nel tempo che indichiamo con il termine di identità? Il seminario vuole essere un momento di riflessione in cui definire linee guida che contribuiscano alla promozione di un uso ed un non abuso dei media comunicativi.
Dr. Giuseppe Tolve - Dr. Daniele Manasse
Il seminario si terrà in data 13-11-2015, ore 15.00-18.00, presso la sede dell’I.R.E.P., Via Piave, 7 Roma.
La storia della Marsica moderna si snoda su due eventi base: il prosciugamento del lago del Fucino ed il terremoto del ’15. Eventi del tutto dissimili fra loro, per l’elementare considerazione che il primo era opera dell’uomo (politico, amministratore o imprenditore che fosse) ed il secondo era opera della natura. Ma questi due eventi, per altro temporalmente vicini, conferivano un rilievo forse unico al territorio che v’era stato soggetto, e pur nella loro eziologica diversità, presentavano due effetti speculari: uno sconvolgimento delle identità ed una perdita della memoria delle radici (G. Nicoli). In questo seminario proporremo una lettura psicodinamica a posteriori degli eventi di fine 800’ inizio 900’ tentando di dimensionare l’impatto di questi sulla popolazione dell’entroterra Abruzzese.
L’emigrazione implica una frattura, un distacco; significa abbandonare, andare via, lasciare un involucro protettivo, la Patria, e dirigersi altrove. L’altrove è un luogo lontano dai suoni, dagli odori, dalle sensazioni che costituiscono le prime tracce su cui si è stabilito un codice di funzionamento psichico. Significa trovarsi a metà strada tra due culture, «strappare le proprie radici dalla terra d’origine, cercando un modo di trapiantarsi nella nuova terra, con la necessità di non rinunciare a se stessi, alla propria identità» (Mazzetti, 1996). Un fenomeno di tale portata comporta l’attraversamento di determinati percorsi psichici e anche di possibili manifestazioni di disagio. I soggetti che arrivano da noi sono in genere persone che nel loro paese hanno lottato a lungo contro una dittatura, o contro una situazione politica che li privava di ogni libertà; che hanno visto scomparire compagni, familiari o hanno subito loro stessi ingiustizie e violenze per aver protestato. Quello che si va cercando è un posto dove si vedano i propri diritti rispettati, in cui la propria identità e autonomia vengano accolte senza pregiudizi. L'obiettivo del seminario sarà analizzare le conseguenze traumatiche che un percorso migratorio forzato produce su un soggetto e quali siano le strategie d’intervento possibili per favorirne l’integrazione sociale.
Nell’esperienza del panico, uno degli elementi centrali è rappresentato dall’emergenza: Ade si serviva di Pan e di Pena per seminare il terrore tra gli uomini, inviandoli tra loro senza darne preavviso. L’emergenza, che si concretizza a partire da manifestazioni psicofisiologiche eclatanti, si configura anche come una perdita imprevista e terrorizzante della possibilità di contenere / controllare / proteggere il proprio corpo ed il proprio senso d’identità. La paura di morire si affianca qui, paradossalmente, alla necessità di “morire a se stessi” per intraprendere un processo di riappropriazione delle molteplici polarità del Sé, che possono essere riconosciute e reintegrate nella strutturazione di un’identità ego-sostenibile. Per avviare positivamente un processo terapeutico che può anche essere di media – lunga durata, è necessario, innanzitutto, saper accogliere il vissuto angoscioso della persona che abbiamo di fronte ed adottare delle strategie di contenimento della sintomatologia psicofisiologica di cui la crisi è portatrice.